Amore alla Vergine
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Amore alla Vergine Santa

 Il P. Angelo inculcava nei cuori dei suoi giovani una tenera devozione alla Vergine Maria, esortandoli ad amarLa non solo perché Ella è la Madre di Gesù, ma anche per il motivo che, avendo condiviso la vita povera e sofferente del Figlio, diviene per questo un modello singolare del Frate Minore.

Il convento di S. Diego era ricco di ricordi mariani. Chi dalla strada entrava in chiesa, era dolcemente invitato dal sorriso materno di una bella immagine della Madonna, incassata nel frontespizio fra la porta maggiore e la laterale, dichiarata miracolosa dalla Curia arcivescovile l'anno 1638. Nell'interno del tempio era venerata S. Maria delle Grazie, che nel 1604 trattenne a lungo davanti a sé, paralizzato, un sacrilego, che era stato conquiso dal monile di perle che ornava l'Immagine, più che dall'incanto del suo bel viso. L'empio riacquistò l'uso delle membra solo quando, alla presenza dei frati accorsi al prodigio, ebbe promesso di fare pubblica riparazione dell'orrendo sacrilegio.

Tra la sacrestia e il coro, nella cappella di marmo bianco finemente intagliato, sorrideva anche la Vergine della Consolazione. Era tuttora viva nella memoria dei Napoletani la graziosa storia di questa Immagine, e il P. Angelo soleva ripeterla ai suoi chierici. Un giovane di nome Simpliciano si struggeva dal desiderio di avere in casa sua un'immagine della Madonna, per sfogare davanti ad essa la sua pietà filiale. Un giorno, camminando per Napoli, ricevette da uno sconosciuto un quadro della Madonna, tanto bello che sembrava dipinto da mani angeliche. Simpliciano, ormai soddisfatto, tutto lieto portò a casa il prezioso tesoro. La Madonna era troppo bella, perché potesse essere ospite di casa sua. Per questo, consigliatosi col suo confessore, P. Leonardo da Cava, donò l'Immagine ai Frati, affinché La esponessero alla pubblica venerazione. Il fatto avvenne circa l'anno 1612, ed è riferito, col precedente, da P. Bonaventura Tauleri da Atina nel suo ms. del 1693 intorno alle fondazioni dei conventi francescani in Provincia di Principato. Il P. Angelo ogni sera, dopo Compieta, davanti alla bella Immagine, cantava con i suoi chierici l'inno "O Gloriosa Virginum", e pregava: "Rapisci con la tua bellezza il mio cuore, come un giorno innamorasti quello di Simpliciano".