Fama di santità
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Fama di santità

"Non solo dal popolo di Sanza, ma anche dalle popolazioni limitrofe, il P. Angelo fu sempre ritenuto, per i suoi prodigi, qual uomo di Dio...In ogni tempo e dovunque non venne indicato che col nome antonomastico di Padre Santo...". Così dichiaravano con unanimità quei di Sanza nel Processo Informativo del 1851 a S. Ecc. Valentino Vignone, vescovo di Teggiano, e al rev. P. Vincenzo da Nocera, ministro provinciale di Principato. Così depongono anche oggi i loro nipoti, dopo più di due secoli dalla morte del Servo di Dio. Al forestiero che sosta nel loro paese i Sanzesi non hanno più bella gloria da vantare, che quella di colui che essi, per tradizione chiamano il Beato. E tramandano ai loro figli il ricordo degli esempi di virtù e dei prodigi di lui, con linguaggio sempre uguale, che stupisce.

Custode del convento

Nell'anno 1811, anche a Sanza per la soppressione napoleonica i Frati Minori dovettero lasciare il convento; né da allora vi sono più ritornati. Ma è rimasto il Servo di Dio a custodirlo. Difatti per ben 23 anni il vecchio sacrista Sabino Lanzieri, quando, vinto dal sonno, ritardava a suonare il segno del mattutino, sentiva battere fortemente e con insistenza la porta della cella. Egli in quei colpi riconosceva sempre la mano del Servo di Dio che l'invitava a diffondere la voce della preghiera, come quando c'erano i frati. E un giorno che un bellimbusto di Sanza,  un certo Luigi Barzelloni, venne a schiamazzare e a fumare per i corridoi del convento, vide farsi avanti un frate accigliato, che con tono minaccioso gli disse: " Questa è casa di religiosi, vattene e non venire più a fumare".

 

Questa è casa di religiosi !

"Questa è casa di religiosi"! Eppure i frati avevano già lasciato da tempo quel convento, perché cacciati. Il Servo di Dio voleva significare che l'abbandono in cui versava allora quel sacro luogo, non era che una parentesi, che si sarebbe chiusa. Oggi parte di quel luogo è chiesa, luogo di sacra convocazione, dove si raduna il Popolo di Dio per celebrare e lodare.