Frate Francescano
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Frate e Sacerdote dei Minori Osservanti Francescani

 

A Napoli, presso il Maschio Angioino, poco distante da S. Maria La Nova, vi è un ex-Convento francescano, chiuso nel 1811 dalla soppressione napoleonica. Fu chiamato in tempi antichi S. Maria della Compassione; indi S. Gioacchino; dopo, più comunemente, Ospedaletto, per il piccolo ospedale attiguo; ultimamente S. Diego all'Ospedaletto, per la bella chiesa eretta in onore del Santo. Allo smembramento della provincia francescana di Terra di Lavoro, nel 1575, questo convento fu assegnato alla provincia di Principato e prese un sì grande sviluppo da diventarne il più importante. Era sede di uno studio generale di teologia, oltre quello provinciale di filosofia. Qui il nostro Gaetano Riccio, diventato ormai Frate Angelo, dopo essere stato iniziato alla vita francescana nel convento di Cava dei Tirreni e aver frequentato gli studi letterari in quello di Sarno, frequentò i corsi di filosofia e teologia e fu ordinato sacerdote.

 

Insegnante

Conseguito il lettorato in teologia, attese, per molti anni all'insegnamento nello stesso convento di S. Diego all'Ospedaletto. Però, memore dell'avvertimento del Padre S. Francesco e stimolato dall'esempio del Dottore Serafico, la cui figura estatica gli parlava con assiduità nella penombra della chiesa francescana, non trascurava lo spirito della santa orazione. E i chierici francescani non imparavano da P. Angelo l'arida scienza, quella che gonfia senza dare le ali allo spirito, ma quella che vuota l'anima di sé per colmarla di Dio.

 

Illuminato educatore

I Superiori ammiravano con compiacenza nei giovani alunni il profitto scolastico unito a una soda formazione francescana. Per questo, appena che P. Angelo ebbe conseguito la Giubilazione in insegnamento, vollero che accettasse l'ufficio di Maestro dei Chierici, affinchè i giovani sentissero più diretto l'influsso benefico delle sue virtù. Ed ecco il P. Angelo all'opera nel compito così delicato di educatore. I chierici francescani, più che sentire la sua calda parola ammonitrice, seguivano il suo esempio che trascinava irresistibilmente. Essi non giudicavano la loro cella troppo angusta e povera, perchè quella di P. Angelo era la più piccola e squallida del seminario, fiocamente illuminata da un finestrino; non sembravano troppo lunghe le pie pratiche, perché vedevano il loro maestro assorto continuamente nel suo Signore; né riusciva ad essi impossibile la pratica della virtù basilare della perfezione cristiana e religiosa, la santa umiltà, perché ne vedevano un luminoso esemplare nel loro maestro. Il P. Angelo ripeteva sovente ai suoi chierici la gara di umiltà fra S. Francesco e frate Masseo, riferita dai "Fioretti". Ma la lezione diventava efficace, quando, disteso come morto sulla nuda terra, si faceva cantare il "Libera".