Intanto i lavori apostolici sostenuti in tutto il Salernitano e in vari paesi della Lucania, avevano spossato la pur così forte fibra del P. Angelo. Egli, convinto che la sua fine non poteva essere lontana, sentiva forte il desiderio del Cielo: ora specialmente che le sue condizioni fisiche non gli permettevano più di peregrinare di paese in paese, in cerca di anime da condurre a Dio. Nella gioconda attesa della "corona di giustizia" promessagli, sembrava completamente astratto dalla terra, parlando solo di Dio, del suo Gesù Crocifisso, della sua Madre celeste Maria. Ma le folle, avvezze a vederlo, così di
frequente in mezzo a loro, accorrevano dalle borgate e dai villaggi in cerca del
loro Padre santo; non tanto per ottenerne grazie, quanto per ascoltarlo
ancora, confidargli pene e colpe, sentire parole di misericordia e perdono. E il
confessionale della cappella del convento "Santa Maria della Neve", in
Sanza, fu l'ultima cattedra del nostro Servo di Dio,
E prodigi avvenivano con tanta frequenza, che i monaci della Certosa di S. Lorenzo in Padula, nella brama di possedere il corpo venerando del Servo di Dio, per mezzo di alcuni padulesi, nottetempo, tentarono di involarlo dal sepolcro dei religiosi di Sanza. Ma ecco repentinamente, presso il sepolcro, sorgere una polla di acqua. I Padulesi, scorgendo in essa un evidente segno soprannaturale, scapparono atterriti, rinunziando al sacrilego furto. Era l'acqua miracolosa che il P. Angelo, mentre era in vita, aveva predetta a più persone, e che ora richiamava i suoi devoti alla sua tomba. Don Cesare Barzelloni, affetto da lebbra, non appena bevve di quest'acqua e ne bagnò le parti del corpo infermo, si vide immediatamente liberato dal male che lo tormentava da molto tempo. Camillo Armirotti, da Maiori, tormentato da ostinata emicrania, bevendo l'acqua recatagli da P. Gaetano da Sarno, si sentì del tutto e per sempre liberato. Angelo Del Monte, da lungo tempo tormentato da un reuma, applicò alla gamba destra del fango raccolto nel pozzetto dell'acqua prodigiosa, ed ecco l'arto coprirsi di goccioline d'acqua, restando completamente guarito. Annunziata Fico asperse l'acqua miracolosa sul suo campo infestato dai topi, e il giorno dopo vide dovunque i nocivi animaletti distesi morti al suolo.
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