 | O beata solitudine!
Per vari anni il nostro
Servo di Dio attese alla formazione dei chierici francescani nel convento di
S. Diego all'Ospedaletto. Ma già da vario tempo gli risuonava nel cuore la
musica dolcissima: "O beata solitudine, o sola beatitudine". Non
doveva "lo spirito di orazione e devozione servire a tutte le altre
cose temporali"? Fedele imitatore di S. Francesco, che tanto amava le
Carceri, Greccio, Poggio Bustone, Fonte Colombo, il P. Angelo, desideroso di
pace e di raccoglimento, chiese ed ottenne dai superiori di trasferirsi nel
convento di S. Maria della Neve in Sanza, estremo lembo della provincia di
Salerno.
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 | Trasferimento a Sanza
A
Sanza, come leggiamo nei cenni biografici, il P. Angelo continuò a menare
la vita penitente,
povera
ed umile, non uscendo fuori di convento, che per esercitare opere di pietà
e di ministero. Veniva per fare l'eremita e nascondersi maggiormente in
umiltà agli occhi degli uomini; ma il Signore disponeva altrimenti.
compiacendosi di porre sul candelabro la fiaccola luminosa che da tempo
ardeva sotto il moggio.
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 | La
fiaccola luminosa
L'ubbidienza volle che il P. Angelo ascoltasse le
confessioni, predicasse quasi tutti i giorni, corresse ad assistere i
moribondi, cosicché egli giunse a riscuotere la stima e la venerazione non
solo del popolo di Sanza, ma di
tutti i paesi limitrofi. Il Vescovo di Capaccio, da cui dipendeva allora anche il Vallo di Diano, lo elesse suo consigliere e gli affidò la
evangelizzazione della sua vasta diocesi. Conobbero l'efficacia della sua
parola persuasiva, perché corroborata da una luminosa esemplarità di vita,
tutti i paesi della regione. E' molto significativo che spesso il P. Angelo
ebbe come compagno delle sue peregrinazioni apostoliche l'apostolo
calabrese, il B. Angelo d'Acri, cappuccino. Parlare dei meravigliosi frutti
del suo apostolato? Sarebbe lungo. Accenniamo appena alla predicazione
tenuta a Teggiano. In quei giorni venne a morire, poco cristianamente, il
Duca della città, rifiutando di riconciliarsi con Dio. Il Servo di Dio ne
prese motivo per chiamare a conversione quelle popolazioni, togliendo
disordini dalle famiglie, estirpando odi, componendo dissidi nella vera
carità cristiana.
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I
fratelli peccatori |
Nell'opera
apostolica svolta dal P. Angelo vi sono episodi molto eloquenti, i quali ci
persuadono come egli amasse a preferenza gli ammalati dello spirito: i poveri
peccatori. Ricordate la conversione dei tre ladroni di Montecasale, operata da
S. Francesco d'Assisi? Un episodio analogo ci è stato tramandato nella vita del
P. Angelo da Maiori. Una sera a Sanza, il nostro Servo di Dio, chiamato a sé
Fra Luca, prese la via che porta sul colle del Cerro. Giunto colà a notte
avanzata, chiese ospitalità ad alcuni pastori ricoverati in una capanna. Dopo
aver scambiato con loro alcune parole, trasse in disparte uno di essi, celebre
facinoroso, che viveva di furti e di omicidi, e con paterne parole l'indusse ad
accusare in confessione le gravi sue colpe. Mentre scendeva verso il convento,
il cielo cominciò a rabbuiarsi, e in breve tempo scoppiò un furioso temporale.
Il Servo di Dio, mettendo piede in convento, volgendosi a Fra Luca,
"Fratello, gli disse, quel tale da me confessato, è morto in questo
momento, colpito da fulmine: ma la sua anima è salva". Il giorno dopo
alcuni boscaioli, salendo verso il colle del Cerro, trovarono disteso al suolo
il famoso bandito.


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