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LA MADONNA DELLA
NEVE PROTETTRICE DI SANZA detta anche MADONNA DEL CERVATO, la cui cappella montana (a circa 1850 metri s.m.) insieme alla grotta sono SANTUARIO DIOCESANO (dal 1993)
Si tratta di un pellegrinaggio, di un faticoso viaggio di penitenza cui partecipano uomini e donne di ogni età. Il 26 luglio, verso le 2,30, le campane della Chiesa Madre di S. Maria Assunta chiamano i fedeli a raccolta per “salutare” la Protettrice che sta per ritornare sul monte Cervato – su atlanti e cartine detto Cervati - la vetta più alta dell’appennino campano (1898 metri), dove si annida una cappella, costruita prima del secolo Novecento. Dopo la S. Messa, in processione si attraversa l’abitato del paese di Sanza. Tutto il popolo è sveglio. Nel cuore della notte si esplodono fuochi di artificio, si cantano inni e canzoni popolari, una gran folla partecipa a questa parte iniziale del viaggio che ha il suo momento culminante in località S. Stefano. Alle preghiere, ai canti dei fedeli e al saluto e all’invocazione del parroco segue un rituale semplice, spesso emozionante, sempre vissuto intensamente: il Bambino che la Madonna ha in braccio, le mani e la corona della Madonna stessa vengono sistemati con cura dal vicepriore dell’arciconfraternita in una canestra (cesta di vimini o salici) affidata, nel rispetto della tradizione, a ragazze del paese ancora da sposare. Altre persone portano sulla testa delle cente (barche votive).
L’andatura deve essere sostenuta lungo tutto il percorso per poterlo coprire prima che il sole sia alto nel cielo. Noci delle Conche, Collata la Gorla, Chianolle sono le uniche brevi soste che la compagnia si concede. Poi l’ultimo tratto, particolarmente duro: Chiaia amara, un’erta rocciosa resa ancora più ardua dalla stanchezza accumulata nelle ore precedenti. Gli otto che trasportano la stipa sono soccorsi dagli altri. Diventano dieci, dodici, sedici… una catena di persone che verso le ore 7 arriva alla Crocicchia (quota m. 1844). In lontananza appare la cappella: la parte più disagevole del percorso è conclusa. Via, dunque, verso l’agognata meta, dove sono ad attenderli altri fedeli, partiti di buon’ora, sempre a piedi, lungo lo stesso itinerario oppure là giunti in auto, ma attraverso un altro percorso.
L’arrivo
della statua sul monte è un momento carico di commozione, cui seguono
La
statua rimane sul monte fino al mattino del 5 agosto. Un sacerdote e un
sagrestano (scelto tra i confratelli dell’arciconfraternita) per tutto
il periodo accolgono i pellegrini che, anche in auto, ogni giorno non
mancano mai. Si celebra la Messa, si recita la novena, si amministrano
i sacramenti. L’arciconfraternita, con le offerte che i fedeli qui elargiscono,
paga le spese e provvede alla manutenzione della cappella, della “casa
del prete”, costruita sin dal 1839 e dell’attigua “casa del pellegrino”. Nel pomeriggio del 4 agosto una cerimonia dal significato profondo dà inizio alle celebrazioni religiose che concludono la permanenza della statua sul Cervato: il SS. Sacramento viene portato in processione tutt’intorno alla cappella; la benedizione eucaristica verso i quattro punti cardinali vuole invocare la protezione divina su tutto l’universo, su tutti i figli di Sanza ovunque essi si trovino. In serata nuovamente tanta gente si riunisce in quei luoghi sacri. Una notte all’addiaccio, come celebrazione delle abitudini dei pastori e dei contadini, protagonisti assoluti in queste occasioni. E’ un ritorno alle origini. E’ la rivincita del mondo rurale che lotta nel disperato tentativo di non soccombere definitivamente, che difende tenacemente la propria cultura nel rinnovato bisogno di tramandarla, di non disperderla. Le funzioni religiose precedono il rientro a Sanza. All’alba la compagnia, con la Madonna nella stipa e sempre a spalla inizia il suo viaggio di ritorno e ripete all’incontrario l’itinerario di dieci giorni prima. Le solite ragazze si alternano nel trasporto della canestra e delle cente. Nell’ultimo tratto (Noci delle Conche- Verlingieri) è quasi una processione: uomini e donne cantano senza risentire, almeno apparentemente, delle fatiche. A Verlingieri, dove buona parte del popolo rimasto a casa va ad accoglierla, la compagnia praticamente consegna la stipa ai fedeli, che la trasportano fino al Posto della Madonna, una cappella appena fuori dell’abitato di Sanza. Il Bambino è rimesso al suo posto, alla statua vengono sistemate mani e corone, poi viene collocata su un apposito piedistallo dove per tutto il giorno il popolo le renderà omaggio. La compagnia riporta la stipa in Chiesa madre: il ramo e le foglie di faggio di cui ognuno si è dotato espandono in paese il “profumo” del Cervato. Nel pomeriggio tutta la popolazione si reca al Posto e con una lunga e affollata processione trasporta la Madonna nella sua cappella nella Chiesa Madre. (Estratto da: G. Giordano, L’Arciconfraternita “S. Maria della Neve” di Sanza, 1989). |